Montaigne diceva: “Siamo interpreti di interpretazioni”.
La coloritura politica c’è e ci sarà sempre in ogni giornale, in ogni persona che pensa, che interpreta dei fatti. Magari il suo colore politico non coincide con nessun simbolo, ma c’è, è una sfumatura. La realtà oggettiva delle cose già non esiste, e si aggiunga che un giornale non è un bollettino, non è il tabellone di una partita, ma comporta delle analisi che in alcun modo possono mai definirsi neutrali: basta pensare al Corriere della Sera, che così si professa: neutrale, e poi quelli di sinistra lo sfogliano e lo trovano di destra, mentre quelli di destra lo trovano (in)giustamente liberale.
E’ chiaro che lo sforzo giornalistico deve essere in questo senso: verso una maggiore obiettività (o minore faziosità) e soprattutto essere slegati rispetto alle direttive di partito (ecco: questo è davvero un grande male: i giornali non semplicemente politicizzati ma “partitizzati”!)
Che ci siano giornalisti bravi e giornalisti meno bravi, è assodato. E molto dipende dai “gusti” personali. Che in Italia va per la maggiore un giornalismo scadente, fatto di gossip e di stronzate, è un altro fatto facilmente condivisibile. Sul tuo “fare giornalismo”, non posso essere d’accordo. Sì, secondo me Montaigne diceva una verità fondamentale. Inoltre i bollettini, la cronaca di una partita, è appunto “cronaca” (ed anche quelle possono avere colorature, ogni fatto in sè con la parola, di chicchèssia, diventa “più fatti”, e ne diventano ancor di più nell’opera di interpretazione del singolo recettore), il giornalismo va oltre la semplice “cronaca”. Comunque in Italia la stragrande maggioranza dei giornali mi fa cagare. Lunga vita a La Repubblica (giusto per non sembrare imparziale).
e direi che non tutti i telecronisti sono uguali… XD tra l’altro prendendo visione in prima persona dei fatti (come avviene guardando una partita di calcio in diretta), facilmente possiamo associarci o dissociarci dal racconto del cronista (quante volte non mi sono trovato d’accordo con loro, perfino sulla scelta di una parola!), cosa che non avviene con una radiocronaca, dove siamo vincolati all’unica fonte indiretta… ed i giornali sono tutte fonti indirette…
Ma un dato di fatto è nulla se non interpretato. I latini usavano dire “in claris non fit interpretatio”. L’evoluzione del pensiero ha rinnegato anche quest’idea. Non mi sembra confutabile che i giornali siano fonti indirette. Ed in quanto fonte indiretta sei già “condizionato”… Non è realistico un Grande Fratello che piazza le telecamere ovunque ci sia un fatto da raccontare e ti informa in tempo reale di quel che sta accadendo. Sono i giornalisti che selezionano i fatti, e li raccontano, ognuno a modo proprio. La cronaca è un settore particolare del giornalismo, non coincide totalmente con esso (il giornalismo comprende anche altre forme di manifestazione del pensiero: il diritto di critica, di satira, e via dicendo -e ognuno ha le sue caretteristiche ed i suoi limiti). Tra l’altro la cosa è evidente specialmente per quegli episodi “sconosciuti”. Ad esempio una strage. Può il giornalista limitarsi a dire che “c’è stata una strage, tot morti”? Senza dare una spiegazione, che abbia rincorso? Si dovrebbe limitare ad aspettare le risultanze delle indagini di Stato? Insomma secondo me un giornalista non può proprio limitarsi a fare semplice cronaca. Sarebbe solo un portavoce delle sembianze, un fantoccio della sbandierata neutralità degli eventi. Un bravo giornalista deve azzardare. Deve avere coraggio. Deve ricercare la verità (la “sua” verità, perché quella oggettiva non esiste) e convincere con la forza delle sue argomentazioni (ma questo per me vale in qualunque campo: spesso stiamo attenti al volume della voce e non alla sua forza intrinseca).
E se in una partita di calcio, che è un gioco, ci sono tante discordanze circa singoli episodi, figuriamoci quando si tratta di raccontare di fatti più importanti… Io la vedo così, i cronisti non mi sono mai stati molto simpatici. Sono utili per confrontare interpretazioni più complesse, ma se non avessero questa limitata utilità -per me- sarebbero ignavi…
certo, ma tu puoi usare il bel cervellino per interpretare il “dato di fatto” a due presupposti: il primo è la conoscenza diretta degli eventi da interpretare (che nella maggioranza dei casi non puoi avere), il secondo (oltre alle “categorie” kantiane) è la serie di “conoscenze presupposte”. Insomma il bel cervellino senza che sia riempito di informazioni non vale ad un bel nulla… il TUO punto di vista personale lo puoi (e secondo me “devi”) trovare cercando la “tua via” tra tutte le informazioni che disponi, non rifuggendole per paura di faziosità e preconcetti. In fondo è un preconcetto anche questo…
Per i punti di vista in Italia… stranamente non sono così pessimista come te. Ma la risposta te la potrebbe dare l’indagine sulla libertà di stampa, che ci da tra gli ultimi Paesi nel mondo, colpa di un conflitto di interessi che ormai dura da 15 anni e passa. Abbastanza per formare l’opinione pubblica in due poli: una maggioranza che fa capo a chi detiene il quarto potere, una minoranza che cerca di distruggerlo e si fa compatta (?) su questo punto…
Come mai poi gli “scandali” non vengono mai soli, me lo sono sempre chiesto. Ma in genere sono o scoperte dell’acqua calda (dipende da come si svegliano i PM: oggi tangentopoli, poi calciopoli, velinopoli, nosocomiopoli, etc…), o sono vasi ormai traboccanti e perciò vistosi (vedi i rifiuti in Campania), o fantocci per compattare il fronte nazionale verso “nemici comuni” che creano problemi (quando i maggiori ce li abbiamo in casa, e siedono tra i banchi che contano)…
E comunque basti pensare al programma “Veline” su una delle reti più seguite, in prima serata, che dura da mesi, per capire che in Italia la TV è spazzatura… ed i giornali non sono da meno. Anzi, forse su questo fronte abbiamo (sic!) più varietà…
Almeno così la vedo adesso… spero di vederla in maniera più rosea nel futuro.
[Sono passati 3-4 anni da queste discussioni, e no: non la vedo affatto più rosea]



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